lunedì 24 novembre 2008

Il razzismo del giovane Walter

Quando si parla di razzismo bisognerebbe sapere di cosa si parla. La razza in sé è concetto meramente “estetico”, visto che l'uomo, per il resto, ha le medesime caratteristiche, quale che sia la sua “razza”. Fermo questo, è naturale che ciascuna “razza” sia orgogliosa delle proprie specificità; un orgoglio che nulla toglie al fatto che ogni individuo, appartenente alla specie umana, abbia la medesima dignità.

Le caratteristiche essenziali dell'uomo, quelle che giustificano la creazione di una scala di valori tra gli uomini, come l'intelligenza, la prestanza fisica, la capacità di sacrificarsi per i propri simili, il coraggio, la tenacia e quant'altro non hanno nessun collegamento con la “razza” alla quale ciascun uomo appartiene. I valori positivi così richiamati sono invece correlati ad altri aspetti e in particolare alla cultura che ogni essere umano ha acquisito dalla società in cui è nato e cresciuto. Ed è proprio il tipo di cultura che in ciascun uomo si è incardinata che rende più o meno facile la convivenza di ciascun essere umano con coloro che hanno una cultura diversa.

La “sinistra” degli “illuminati” alla Togliatti, alla Berlinguer, alla Ciampi, alla Veltroni, alla D'Alema, ritiene di essere antropologicamente diversa e superiore agli altri comuni mortali e di avere quindi, per diritto naturale, la funzione di “guidare” il popolo bue; quel popolo che, se non riconosce la loro superiorità, viene considerato un sottoprodotto della specie umana. Ebbene, proprio chi abbraccia questo tipo di cultura, che ha le origini prime nell'Illuminismo e che, scendendo per li rami, ha prodotto il terrore, in cui è sfociata la rivoluzione francese, e che poi produsse il nazional-socialismo e il comunismo, porta le autentiche stigmate del razzismo.

Naturalmente sono poi proprio costoro che strillano al pericolo “razzista”, un pericolo che, se per razzismo intendiamo quello che abbiamo detto all'inizio, proprio non c'è.

Esiste se mai un problema diverso: come è difficile convivere e confrontarsi con gli “illuminati” di cui abbiamo detto, ancor più difficile è convivere con gente che invade indebitamente il nostro paese, con la complicità proprio degli “illuminati” che si propongono unicamente di distruggere la civiltà nella quale siamo nati e della quale e per la quale viviamo. Costoro, mistificando la realtà, ricordano che gli Italiani sono stati un popolo di emigranti, ma evitano di dire che gli Italiani andavano là dove erano richiesti: coloro che invadono il nostro paese non sono invece né chiamati, né richiesti: approdano sui nostri lidi contando sul nostro buon cuore e sul rispetto dei superiori principi che informano la nostra civiltà; proprio quei principi che loro disprezzano e che scambiano per debolezza e dabbenaggine.

E' un'invasione che non è in sostanza diversa da quella tentata con la forza nei secoli andati: quella che fu bloccata alle porte di Vienna e quindi con la battaglia di Lepanto del 7.10.1571, la prima guerra preventiva della storia; quella che impedì ai turchi ottomani di realizzare il loro sogno di dominare il mondo. Gli Ottomani, dopo aver conquistato Costantinopoli, dopo essersi impadroniti di Belgrado e dell'Ungheria, erano giunti alle porte di Vienna. Fermati, in Italia avevano invaso e saccheggiato tutto il meridione; avevano terrorizzato tutte le isole e le zone costiere del Mediterraneo: conquistata Famagosta, nell'isola di Cipro, avevano scorticato vivo il comandante cristiano della piazza, Marcantonio Bragadin, nonostante avessero garantito vita salva a coloro che si erano arresi. Anche allora qualcuno tra i paesi cristiani, in particolare la Francia, si illuse di poter trarre vantaggio dalla situazione finanziando i Turchi. Fu allora che, per la prima volta, in Italia tutti gli stati si unirono, nella prima coalizione italiana della storia, e concorsero, con Spagna ed Austria, a salvare l'Europa cristiana dai turchi.

Anche oggi qualcuno gioca col fuoco e cerca di convincerci che una cultura arcaica, che non ha nessun punto di contatto con la nostra, possa essere accolta tra noi senza creare danno. La storia si ripete dunque!

Qui dunque non si pone un problema di “razzismo”, ma quello ben più concreto della nostra sopravvivenza: e non si è mai visto che chi pone in essere un'autentica invasione debba addirittura essere accolto come gradito ospite, aiutato e sovvenzionato a spese nostre.

Faenza, 22.11.08

Il Presidente del Circolo della libertà E. Sogno

( Avv. Gian Piero Donati)

N.B. L'Editoriale del Presidente esprime le sue personali posizioni. Vuole essere di stimolo ad interventi dei cittadini, e degli stessi aderenti al Circolo, che potranno esprimere liberamente il proprio parere sulle tesi così formulate, aprendo un dibattito che potrà poi intensificarsi nel tempo.

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